Dall'officina alla bottega artigiana:

la scultura del legno di Stefano Arnodo

Abbiamo incontrato Stefano nel suo piccolo laboratorio a Perloz, un piccolo paese della Valle d’Aosta al confine con il Piemonte. Ad accoglierci c’era anche un volto di donna scolpito in un tronco ramificato, che ci ha subito colpito per la bellezza dei suoi dettagli.

Stefano Arnodo è uno scultore del legno, il primo protagonista del nostro nuovo progetto sull’artigianato. Sotto la sua modestia e semplicità nasconde un talento indiscutibile.

Nato da una famiglia di artigiani del settore metalmeccanico, si è occupato fin da ragazzo di stampaggio lamiera e carpenteria meccanica, sviluppando una certa confidenza nell’approcciarsi alla materia. Con la crisi del settore, l’attività famigliare iniziò a declinare e piano piano i membri della famiglia iniziarono a lavorare presso altre ditte.

Spirit Wood di Stefano Arnodo

Stefano è inciampato nel suo talento per caso a 25 anni, quando per passare il tempo provò ad intagliare una mano in un tronchetto di melo. Il risultato soddisfacente lo spinse ad iniziare a coltivare più assiduamente questo hobby. D’altronde, come ci racconta, quando tornava da lavoro sentiva ancora la voglia e l’energia di fare altro.
Dopo 7 anni dedicati a questa passione studiando a stretto contatto con i maestri artigiani valdostani e vincendo anche diversi riconoscimenti, Stefano decise di fare il grande salto e mettersi in proprio per dedicarsi completamente alla scultura.

Come ci spiega, la motivazione principale di questo cambio drastico è stato il bisogno di trovare una gratificazione in quello che faceva. Non voleva più sentirsi come forza lavoro poco considerata, facilmente sostituibile con quella di qualsiasi altra persona.
Prendere la strada verso la scultura avrebbe rappresentato invece una sfida quotidiana, dove le vittorie e le sconfitte sarebbero state sua diretta responsabilità.

Stefano inizia la scultura a Gaby

Il rapporto tra Stefano e il legno è andato costruendosi piano piano. Ogni fase creativa è un percorso fatto di fase alterne, ci confida: «Si passa dall’euforia creativa allo sconforto più totale».
Il legno è un materiale vivo e non è possibile prevedere con quali difetti bisognerà fare i conti una volta tolta la superficie. Secondo Stefano il segreto è quindi quello di adattare al legno la propria idea, e non il contrario. Ogni tanto è necessario prendersi una pausa e osservare da lontano quello che si sta facendo, per coglierne i difetti e capire come intervenire.

Il giorno in cui ci siamo conosciuti, Stefano ci ha regalato la sorpresa di visitare un luogo magico incastonato tra le montagne: il villaggio di Chemp. Si tratta di un paesello che fino a qualche tempo fa era raggiungibile solo a piedi. Ormai abbandonato da ogni forma di vita umana, vi ha trovato rifugio un grande scultore valdostano, Angelo Bettoni, che ne ha fatto un vero proprio museo a cielo aperto. Camminando insieme a Stefano tra i viottoli deserti e le baite abbandonate abbiamo potuto vedere le sculture di diversi artisti valdostani esposte all’aria aperta. Un cartello recita una frase di John Keats: “L’opera d’arte è una gioia creata per sempre”.

Stefano per le vie di Chemp

Accomunati dalla passione e dal talento per la scultura del legno, Angelo Bettoni a Stefano Arnodo appartengono a due diverse generazioni di scultori: mentre il primo si è dedicato alla scultura come hobby, Stefano ha intrapreso il difficile cammino dello scultore per professione.
Proprio del rapporto tra arte e professione, tra passato e presente, si è parlato seduti intorno a un tavolo immerso nel verde, sorseggiando birra e gassosa.

La scultura e l’intaglio del legno appartengono alla tradizione valdostana. Nel passato con l’arrivo dell’inverno i contadini montani interrompevano il lavoro nei campi e si dedicavano a svolgere qualche lavoro di falegnameria, costruendosi o decorando oggetti di uso quotidiano. Questa usanza si è tramandata fino ai giorni nostri, trasformandosi talvolta in una vera propria forma d’arte. Con il cambio della realtà socio-economica probabilmente questa tradizione e questo sapere hanno rischiato di perdersi nel tempo, ma grazie alla sensibilità dei cittadini valdostani l’Amministrazione Regionale ha adottato tutta una serie di provvedimenti, anche a livello legislativo, per valorizzare e tutelare i mestieri tradizionali come appunto la scultura del legno, la vannerie, la lavorazione del ferro, ecc.

Nel caso del legno la Valle d’Aosta finanzia diverse scuole di scultura ed intaglio, tra le quali la cosiddetta Bottega Scuola, frequentata anche da Stefano. Consiste in un praticantato di due anni svolto a stretto contatto con un maestro artigiano nel suo laboratorio. Ricorda un po’ le botteghe artigiane del periodo medioevale, dove il maestro si prendeva carico dell’allievo impegnandosi a insegnarli il mestiere. La differenza è che mentre in passato gli apprendisti servivano al mastro artigiano anche per smaltire il surplus del lavoro, nell’attualità il lavoro in Bottega serve più che altro alla diffusione di un sapere che altrimenti nella modernità andrebbe perso.

Stefano e la sua ballerina a Chemp
Qualcosa in più su Stefano...
Qualcosa in più su Stefano...
Stefano è nato nel 1975 e vive a Pont-Saint-Martin un paese della Valle d’Aosta al confine con il Piemonte. Proviene da una famiglia di artigiani del settore metalmeccanico e prima di affermarsi come scultore ha lavorato nell’attività famigliare. Stefano ha scoperto il suo talento per caso, scolpendo una mano in un tronchetto di melo. Aveva 25 anni e dopo quel tentativo decide di iniziare a coltivare l’hobby della scultura del legno. Frequenta per 5 anni la scuola di scultura di Donnas e nel 2005, per altri due anni, partecipa al progetto Bottega Scuola, uno stage promosso dall’Assessorato Attività Produttive e Politiche del Lavoro della Regione Valle d’Aosta, che gli da la possibilità di scolpire ed imparare a stretto contatto con il maestro artigiano Giuseppe Binel. Dopo 7 anni passati a coltivare la sua passione e dopo aver conseguito diversi riconoscimenti decide di fare il grande passo, lascia il suo impiego e nel 2009 apre la sua attività artigianale. Il suo sogno è quello di non stancarsi di migliorare, ampliare il suo laboratorio e costruire qualcosa di concreto per il suo futuro. Spera che tra gli scultori valdostani si crei più sinergia e collaborazione, perché questo mestiere continui ad essere praticato anche nel futuro.

Stefano ha aperto la sua attività nel 2009 e si sente ancora un “giovane scultore” di 40 anni con ancora tanta strada davanti.
Vivere di scultura nella modernità è diventato molto difficile, non ci sono più i mecenate del passato e con la crisi economica generale le persone non sono portate a spendere per beni “superflui” ma solo per reali necessità.
Secondo la sua opinione però c’è ancora futuro per questo mestiere in Valle d’Aosta, anche se le dinamiche economiche e sociali di certo ne influenzano le caratteristiche. La necessità è quella di fare squadra con altri scultori, creare una rete e inventarsi progetti per potersi assicurare un lavoro vero. Non ci si può permettere la vita da artista, chiusi in laboratorio a scolpire aspettando la celebre fiera di Sant’Orso.

Bisogna trovare un equilibrio tra soddisfazione personale e reale possibilità di guadagno. Per questo motivo Stefano si sente più artigiano che artista.

Guardando i volti e le espressioni che Stefano riesce a fare nascere da un pezzo di legno, per noi è davvero difficile capire il confine tra artigianato e arte!

Lui intanto contempla la sua ultima opera e nelle sue forme vede riflesso il suo percorso di crescita.

2016-11-09T19:09:06+00:00 novembre 18th, 2015|giovani e lavoro|0 Comments

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