Da Pompei al Giappone:

l'arte del restauro di Bianca

Bianca Maria non ha mai smesso di studiare.

Dopo il liceo classico si è iscritta al corso di laurea in Beni Culturali presso l’Università di Torino, decidendo però di non proseguire gli studi. Nonostante questo può vantare un curriculum di diverse pagine ricco di svariate esperienze formative e lavorative. Il comune denominatore?
Restauro!
Bianca Maria lo ha esplorato in tutte le sue forme. Prima quello archeologico, ceramico, ligneo e lapideo; poi quello cartaceo e fotografico. Dalla teoria alla pratica il passo è stato rapido. Le tante esperienze sul campo, dagli affreschi di Pompei alla Cappella della Sindone di Torino, dai Musei agli scavi archeologici, le hanno permesso di sviluppare una conoscenza pratica approfondita nei diversi tipi di restauro.

Dopo aver conseguito l’ attestato di specializzazione in Tecnico della Manutenzione di Materiale Cartaceo nel 2004 presso il CSEA di Torino, ha svolto un tirocinio presso la Biblioteca Nazionale del Cinema, per poi seguire la passione per il mondo della carta con ulteriori corsi di formazione e aggiornamento.
In uno di questi ha conosciuto la sua attuale compagna di laboratorio, Giovanna, di cui vi abbiamo parlato nel precedente articolo. Dal 2012 si occupano insieme di restauro di materiale cartaceo, legatoria e creazioni in carta autoprodotta nella bottega Littera Antiqua a Torino.

Bianca crea la carta

Bianca Maria è “imprenditrice della carta” dal 2010. Ha scelto questo tipo di attività perché il restauro cartaceo è più gestibile autonomamente, sia per quanto riguarda i tempi che le modalità di realizzazione. Inoltre non prevede l’utilizzo di materiali nocivi per la salute, come invece accade in altri tipi di restauro.
Ha intrapreso la strada del lavoro autonomo perché lavorare come restauratrice in Italia è un’impresa molto difficile. Sebbene il nostro Paese vanti un patrimonio archeologico e culturale che può fare invidia agli altri Stati Europei, sembra esserci meno volontà nell’investire per conservare e valorizzare le sue ricchezze. Spesso le professioni legate all’ambito artistico e culturale non sono riconosciute con la giusta importanza. Ne’ premiate.
Lavorare come restauratore o archeologo può essere molto duro, come ad esempio quando negli scavi si resta per ore piegati a terra sottoposti ai diversi agenti atmosferici. La ricompensa non ripaga la fatica e la devozione che ci vuole per portare avanti questo tipo di professione. I compensi sono molto bassi e spesso non ci sono garanzie contrattuali. Inventarsi un lavoro e aprirsi partita iva, affrontando comunque diverse difficoltà economiche e assumendosi un certo rischio, sembra quasi una scelta obbligata per chi ha scelto questo cammino.

Antico libro da restaurare

Bianca Maria si è iscritta di nuovo all’Università. Frequenta il corso di Didattica dell’Arte presso l’Accademia delle Belle Arti di Torino. Nel frattempo esplora l’affascinante mondo dell’arte terapeutica giapponese.
Ce ne ha concesso un assaggio, mostrandoci la tecnica chiamata Suminagashi.
Sumi è la tradizionale barretta giapponese di inchiostro nero; Nagashi significa galleggiante.
Letteralmente, inchiostro galleggiante.

Il procedimento consiste nello sciogliere l’inchiostro nero facendo roteare la barretta con qualche goccia d’acqua su una pietra di ardesia chiamata suzuri. L’inchiostro verrà poi raccolto in un vasetto e, dopo avervi inzuppato il pennello, verrà lasciato gocciolare in una bacinella piena di acqua e colla liquida. Goccia dopo goccia si creano cerchi concentrici, che iniziano a fluttuare sulla superficie dell’acqua creando figure sempre diverse. Si può andare avanti ad oltranza, seguendo le proprie sensazioni, per poi catturare l’immagine con un foglio di carta giapponese (una carta neutra) che viene immerso nella bacinella.

Questa tecnica era utilizzata dai monaci zen per la meditazione. Un tempo le decorazioni su carta che ne derivano venivano usate per attestare l’autenticità di documenti legali, oppure decoravano lateralmente una composizione poetica (haiku).
Bianca sostiene che questa tecnica dia la possibilità di riflettere su carta il nostro stato emotivo interiore. Ci racconta che quando provò a metterla in pratica in un momento in cui era parecchio stressata e nervosa, non era riuscita a creare niente.

La tecnica Suminagashi

Arte giapponese a parte, quello che traspare osservando Bianca e Giovanna sono la loro professionalità e la passione con cui mettono in pratica questo lavoro.
La parte più bella è quando dopo il restauro si rendono conto che tutto è andato bene e hanno riportato in vita un libro, un documento o una stampa, il quale può tornare ad essere usato o sfogliato.
Ogni oggetto ha la sua storia e i suoi danni, che raccontano implicitamente le vicissitudini che ha vissuto nel corso del tempo. Ogni lavoro ha quindi qualcosa di diverso e sicuramente qualcosa da raccontare.
Ma al di là dei testi e documenti antichi, quale libro più comunemente è affidato alle loro cure per essere rilegato o restaurato? Può sembrare strano, ma sono i libri di ricette!
Sembra che i ricettari non siano solo utili in cucina, ma rappresentino una sorta di testimone che viene tramandato tra generazioni. Dalla nonna alla mamma, dalla figlia alla nipote.
Ogni ricettario ha le sue macchie e presenta i modi più disparati con cui in famiglia si è cercato di rimediare all’usura, come per esempio mettendo una copertina di plastica o utilizzando lo scotch per tenere unite le pagine strappate.

A Bianca Maria piace sentirsi un’artigiana. Ama questa parola perché ne porta con sé un’altra: arte. Oltre al concetto di manualità viene espresso anche quel tocco di creatività che mette in pratica nel suo lavoro.
Imprenditrici bisogna esserlo per forza di cose, ci confida, perché bisogna tenersi sempre aggiornati, formarsi costantemente, sperimentare, uscire dalla bottega e farsi strada sui nuovi canali di comunicazione.
Non ci si può sedere, ma bisogna essere super ricettivi, reinventarsi tutti i giorni pur facendo un lavoro tradizionale.
E’ faticoso, ma dall’altro lato è anche bello perché fa sentire vivi.

linee nell'acqua formate da inchiostro

A un giovane che volesse intraprendere la strada dell’artigianato o dell’imprenditoria, direbbe che per sopravvivere in questo mondo è necessaria molta costanza e passione, oltre la consapevolezza che il futuro è molto incerto.
“Gli direi di crederci fino in fondo, perché tra le tante difficoltà burocratiche ed economiche, sarà la cosa che lo salverà.”

Qualcosa in più su Bianca...
Qualcosa in più su Bianca...
Bianca Maria è nata nel 1980 a Torino. Nel 2004 ha conseguito l’Attestato di specializzazione in Tecnico della Manutenzione di Materiale Cartaceo presso il CSEA di Torino con stage presso la Biblioteca Nazionale del Cinema. Fra il 2006 e il 2013 ha frequentato diversi corsi di formazione nell’ambito del restauro membranaceo, cartaceo e fotografico presso l’associazione Prova e riprova di Torino. Attualmente è iscritta presso l’Accademia Albertina con indirizzo Didattica dell’Arte e dal 2012 gestisce insieme a Giovanna Marchetti la bottega di restauro cartaceo e legatoria creativa Littera Antiqua a Torino. Si sta inoltre avvicinando all’arte giapponese. Il suo sogno è quello di partecipare come relatrice in conferenze anche all’estero, dove poter parlare della sua esperienza come restauratrice.
2017-03-12T11:07:37+00:00 marzo 17th, 2016|giovani e lavoro|0 Commenti

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