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Brindiamo all'Erbaluce di Caluso

I grappoli d’uva bianca risplendono rigogliosi sotto il sole di settembre. Tra pochi giorni inizierà la vendemmia per i Produttori di Erbaluce di Caluso.
Bartolomeo Merlo, Presidente della Cooperativa dei Produttori, ci accompagna nei vigneti che sovrastano la collina. L’estensione è davvero immensa e inevitabilmente caratterizza il paesaggio di questo territorio. «L’Erbaluce è un vitigno che ha bisogno di spazio perché ha molta vegetazione» ci spiega «Per questo motivo è da sempre coltivato a pergola» .

Camminiamo tra le viti e impariamo ad osservare gli acini d’uva. I grappoli più sani, maturi e coloriti diventeranno Passito.

«Bisogna fare tutto a mano» continua Merlo «non ci sono macchine che aiutino a sfogliare e vendemmiare. La potatura e la raccolta vengono fatte manualmente, l’uva viene raccolta in cassette e portata in cantina».  Il trasporto in cassette evita che l’acino si spacchi, andando in fermentazione, e quindi permette la conservazione della qualità dell’uva.

La Cooperativa di Produttori di Erbaluce di Caluso ha appena compiuto 40 anni dalla sua fondazione e attualmente riunisce 170 soci, che costituiscono l’80% dei produttori di  Erbaluce di Caluso.

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Produzione di Erbaluce

La Cantina nasce sulla struttura dell’Istituto Agrario Ubertini e nel corso degli anni è sempre stata la cantina di riferimento per i piccoli produttori di Caluso, che qui portavano le uve dei loro vigneti.  Se non vi fosse stata, probabilmente le terre dei piccoli coltivatori sarebbero state abbandonate per l’impossibilità di lavorare l’uva.

Grappolo di Uva Erbaluce nel Vigneto di Caluso

Il nome del vitigno Erbaluce arriva dalla leggenda. Si narra infatti che un tempo le colline del Canavese fossero abitate da ninfe e divinità, tra cui l’Alba e il Sole, che si innamorarono pur non potendosi mai incontrare. Dal loro amore nacque Albaluce, una ninfa talmente bella da portare gli uomini ad offrirle ogni sorta di dono, fino a privarsi di tutti i loro averi. Quando l’uomo rimase senza forme di sostentamento iniziò a cercare nuove terre fertili e decise di deviare il corso del lago per creare dei canali che irrigassero la terra. Così facendo però qualcosa andò storto e l’acqua inondò tutto provocando morte e distruzione. La ninfa Albaluce pianse di dolore e disperazione, e dalle sue lacrime nacquero lunghi tralci ricchi di dolci grappoli di uva bianca.
Gli acini d’uva sotto il sole quasi autunnale sprigionano un colore caldo e dei riflessi ambrati, che sicuramente richiamano il nome che è stato dato ai suoi grappoli.

La vite a pergola del vigneto Erbaluce

Il vino Erbaluce si produce in 22 comuni che hanno avuto il riconoscimento DOCG . Questo tipo di vitigno è presente nella provincia di Biella, Vercelli e Torino, in particolare la zona de Canavese e per l’appunto Caluso.
La Cantina della Cooperativa produce il vino Erbaluce in tre varianti: fermo, spumante e passito.

Oltre a queste tre c’è il Fiordighiaccio, vino ottenuto con il metodo della criomacerazione, ossia con la macerazione a freddo dell’uva pigiata. Questo tipo di lavorazione smorza l’acidità tipica dell’Erbaluce e  permette di estrarre meglio gli aromi contenuti nelle bucce.
Ma la vera punta di diamante è il Caluso Passito, il primo passito d’Italia ad ottenere il riconoscimenti della DOC. Paolo Scapino, uno dei soci produttori, ci spiega che il passito è una cernita dell’uva Erbaluce e la raccolta avviene circa una decina di giorni prima di quella per l’Erbaluce classico. Le uve vengono fatte appassire sui dei graticci per 5/6 mesi e il mosto verrà filtrato nel tempo, maturando in botti di rovere per almeno tre anni.

Le Bottiglie del Vino Erbaluce di Caluso
In viaggio nel Canavese di Guide Bogianen

Attualmente inizia ad avvertirsi il problema del ricambio generazionale. In generale si può dire che la tradizione della vigna è ancora forte a Caluso e nelle famiglie si cerca di tramandarsi il mestiere. Però non tutti i vecchi proprietari hanno avuto modo di passare il testimone ai parenti e alcune terre sono già state abbandonate. Alcuni giovani si stanno avvicinando alla viticoltura con buoni risultati, ma sono ancora casi isolati.

Non ci si inventa viticoltori da un giorno all’altro, si impara solo facendo molta esperienza.
Visti i successi della Cooperativa di Produttori di Erbaluce e il potenziale turistico che questi territori legati al vino possono avere, noi ci auguriamo che questi splendidi vigneti non diventino boschi. E che questo mestiere che porta in sé il sapere della tradizione trovi la strada per essere valorizzato e tramandato alle nuove generazioni.

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Il progetto Maestri del Gusto di Torino e Provincia è nato nel 2002 grazie alla Camera di commercio di Torino, al suo Laboratorio Chimico e a Slow Food. Grazie a un lavoro di meticolosa selezione e controllo, ci porta alla scoperta delle eccellenze enogastronomiche del torinese. Per avere più informazioni sul progetto… 

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2016-11-08T20:32:47+00:00 settembre 21st, 2016|salone del gusto 2016|0 Commenti

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