Non mi muovo

il documentario sui nuovi piccoli imprenditori

Dagli interrogativi e le riflessioni emerse nel post precedente nasce il nostro primo documentario “Non mi muovo. Nuove generazioni di imprenditori”, realizzato tra febbraio e aprile 2015. In questo corto abbiamo raccontato le storie di tre giovani realtà imprenditoriali del Torinese, cercando di capire quali sono le motivazioni alla base della scelta di rimanere in Italia ed avviare una start up. Ci siamo interrogati sulle difficoltà e il destino di chi sceglie di re-inventarsi un lavoro, su quale sia l’aspettativa di vita di un sogno di questo tipo.

Attraverso le interviste dei protagonisti, abbiamo riflettuto sul fatto che al di là dei disoccupati under 25 esiste una generazione precaria che ha superato i 30 anni, una generazione che si trova a fare i conti con un modello di “adulto” imposto dalla società non corrispondente alle reali possibilità che questo Paese ci offre.

A 30 anni si dovrebbe essere al culmine di un processo di formazione. Si dovrebbe avere un lavoro gratificante, o per lo meno sicuro, frutto degli sforzi intrapresi.
Si dovrebbe aspirare a una famiglia, a una casa, a una stabilità sia economica che personale.

Si dovrebbe.

Ma cosa significa sentirsi ancora in cammino su un percorso traballante e pieno di ostacoli? Cosa vuol dire mettersi in gioco superati i 30 anni? Quanto è alto il rischio di fallire? E soprattutto, chi aiuterà quelli che cadono?

Non mi muovo” è stato selezionato per il Festival Lavori in Corto 2015, dedicato al tema dei sogni e i bisogni delle nuove generazioni. La nostra “prima” è stata proiettata presso il cinema della Film Commission di Torino e abbiamo ricevuto la menzione da parte del giornale Sicurezza e Lavoro con la seguente motivazione: “Per lo sguardo documentato, profondo e partecipe che si alterna con equilibrio nel racconto delle tre storie – due di città e una in campagna. Pur valutando con lucido disincanto le difficoltà oggettive e burocratiche, riesce a far emergere, non senza ironia, la capacità di resistere delle nuove generazioni dei piccoli imprenditori piemontesi.”

Ed è proprio la capacità di resistere che abbiamo voluto far emergere raccontando le storie di Guide Bogianen, Sugo Recycle e Isiya.
Dalle loro parole emergono dubbi, paure, fatica. Ma anche la capacità di andare avanti a testa alta. Senza rompersi, senza fuggire.

Nelle prossime settimane vi racconteremo le loro storie!

2016-11-19T21:31:07+00:00 ottobre 7th, 2015|giovani e lavoro|2 Comments

2 Commenti

  1. 19cicci88 novembre 6, 2015 al 2:54 - Rispondi

    Io credo che nel continuo reinventarsi, perchè questo facciamo per darci una possibilità, c è un continuo rischio di perdere la propria identità…identità che in questi tempi è manipolata dalla societa/politica/economia che non da reali possibilità…e appunto alla domanda “se si fallisc??e” che si fa??

    • Nimium Production novembre 6, 2015 al 13:04 - Rispondi

      Ciao! Grazie per il tuo contributo! Quello che abbiamo capito ascoltando le storie dei giovani piccoli imprenditori che abbiamo conosciuto, è che c’è molta solitudine nell’intraprendere questa strada. Aldilà di famiglia e amici, non si può fare affidamento su enti, istituzioni e organismi che diano un appoggio reale, un supporto anche simbolico. E la domanda che appunto si fanno i giovani che fanno questa scelta superati i 30 anni è proprio “Cosa succederà se fallisco?”.
      Noi pensiamo che malgrado il rischio che si corre valga sempre la pena non accontentarsi e cercare di realizzare i propri obiettivi!

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