Il nuovo progetto di Nimium:

alla riscoperta dell'artigianato perduto

Dopo aver conosciuto le esperienze imprenditoriali di Sugo Recycle, Guide Bogianen ed Isiya, abbiamo deciso di approfondire maggiormente il tema dell’imprenditoria giovanile made in Italy.

Questa volta però ci rivolgiamo ai giovani artigiani under 40 che hanno deciso di praticare un “vecchio mestiere”. I motivi di questa scelta possono essere i più svariati: c’è chi continua un’attività famigliare, chi si è reinventato per sfidare la crisi, chi ha da sempre coltivato un sogno o chi vi è inciampato per caso.

Scalpello

Sembra che i lavori manuali e l’artigianato, dopo essere stati abbandonati o sostituiti con altri tipi di occupazioni meno tradizionali, stiano ritornando ad essere considerati dai giovani che vagabondano in cerca di un’identità professionale.

Creare, riparare e restaurare cose può forse rappresentare una sorta di rifugio in quest’epoca di grande sconforto generale, ridando vita e dignità non solo agli oggetti materiali ma anche alle persone.
Sembra quasi che negli ultimi decenni ci siamo abituati solo a consumare, perdendo in qualche modo il contatto con la realtà materiale. Abbiamo vissuto non riflettendo troppo sul senso delle nostre azioni e disinteressandoci delle origini di ciò che quotidianamente utilizziamo.

In sostanza abbiamo tutto ma non sappiamo più fare niente.

Levigatura manico chitarra

Sbirciando sul web si trovano decine di articoli con dati statistici che testimoniano l’aumento di giovani artigiani in Italia. Pare che tale tematica vada particolarmente di moda nell’attualità e c’è chi pensa che forse valorizzando e rivalutando le professioni tradizionali, l’economia del nostro Paese potrebbe ricominciare a mettersi in movimento. Alcuni arrivano addirittura a sognare un mondo utopico pre-rivoluzione industriale in cui è l’artigiano, e non la fabbrica, ad essere il fulcro della produzione!

Detto questo. E’ molto bello fantasticare su questa visione utopica della realtà e magari è anche importante alimentare un vento di speranza verso una possibile via d’uscita dal tunnel della crisi.
Ma a noi piace anche fare i conti con una visione più realistica e ci chiediamo, detto proprio alla buona: “Come campa un artigiano in Italia?”

Perché se l’artigiano è anche un piccolo imprenditore, dovrà fare i conti con la partita iva e quindi con tutti i cavilli burocratici e fiscali che qui in Italia condannano la libera professione. Da quello che è emerso infatti dal nostro primo documentario la vita di un piccolo imprenditore in Italia è una lotta continua.

Lavorazione dell'impasto del pane

Ovviamente noi stiamo dalla parte dei falegnami, ceramisti, vetrai, calzolai, scultori, fabbri, liutai, ecc., che contribuiscono a tenere in vita questi mestieri e che quotidianamente lottano per dare stabilità al proprio futuro. Stiamo con loro perché sono una minoranza e sono contro corrente.

Ma è davvero possibile sfidare le catene della grande distribuzione e le aziende che producono beni delocalizzando in altri Paesi per mantenere prezzi bassi e super competitivi?

La tecnica Suminagashi

Con il nostro prossimo progetto vogliamo andare alla ricerca di giovani artigiani, conoscere la loro esperienza, assaporare il fascino del loro lavoro e capire quali sono le loro difficoltà e le loro speranze. C’è davvero un futuro possibile per loro?

Vagabondando tra Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria abbiamo già raccolto alcune storie, e nelle prossime settimane ve le racconteremo!

2016-10-30T12:38:40+00:00 novembre 5th, 2015|giovani e lavoro|0 Comments

Cosa ne pensi? Scrivi un commento!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: