AAA Cervello non in fuga cercasi

Italia. Disoccupazione giovanile alle stelle, precariato, giovani e meno giovani che mollano tutto per ricominciare altrove. L’attenzione generale è puntata su quei “cervelli in fuga” che lasciano il Bel Paese alla ricerca di opportunità migliori, o semplicemente alla ricerca di una stabilità che qui sembra impossibile costruire.
Si va via con la valigia di cartone, proprio come quei migranti italiani del 1800 che cercavano il sogno americano.

La differenza è che adesso nella valigia di cartone ci si mette anche la laurea e i certificati delle più svariate specializzazioni e qualifiche professionali, nella speranza che al di fuori del confine ci sia qualcuno in grado di valorizzare i propri sforzi e sacrifici.

Uno scenario abbastanza deprimente, non c’è che dire. Ormai i media ci propongono sempre lo stesso format, ci trasmettono sempre il solito messaggio: qui c’è crisi, vince chi fugge.

E l’Italia prende le sembianze di una Madre Patria indifferente che abbandona e lascia andare via i propri figli. Senza fare nulla.

Ma cosa succede ai “cervelli” che decidono di restare?

Sicuramente ci sono i fortunati che hanno trovato la loro strada, quelli contenti di ciò che hanno. Quelli che ce l’hanno fatta. Una minoranza in via d’estinzione da proteggere?
Poi ci sono giovani che si adattano a fare qualsiasi tipo di lavoro, o gli eterni studenti/stagisti non retribuiti in attesa che “il lavoro della vita” cada dal cielo.
Infine c’è chi dice “BASTA” e con una buona dose di coraggio e follia gioca il tutto per tutto “inventandosi” un lavoro.

Guardandoci intorno ci siamo accorti che esiste una generazione emergente di sognatori che ha un disperato bisogno di distinguersi dalla massa e ricrearsi un’identità. Strano ma vero, in quest’epoca di sfiducia generale c’è ancora chi decide di fare il grande passo e mettersi in proprio.
C’è chi ritorna a praticare vecchi mestieri, chi se ne inventa di nuovi e chi invece con un tocco di originalità ricrea una professione già esistente.

Folli? Sognatori? Lottatori?

Cervello in fuga

Chiamateli come volete ma sono loro quelli che hanno catturato la nostra attenzione.

Un po’ per stima e un po’ per sana invidia abbiamo deciso di ascoltare le loro storie, di prenderne esempio e di raccontarle con immagini e parole attraverso quella che è la nostra passione: la ricerca e il video documentario.

Il primo frutto di questa nostra ispirazione si chiama “Non mi muovo. Nuove generazioni di imprenditori” ed è un corto documentario realizzato tra febbraio e aprile del 2015. Ve ne parleremo meglio nei prossimi post, ma intanto potete iniziare a sbirciare qui.

Il nostro intento: raccontarvi storie di vita quotidiana con uno sguardo critico, per puntare il dito contro le incongruenze del sistema politico ed economico italiano.
Ma vogliamo anche creare una nuova eco con le voci di chi si è messo in gioco e, affrontando difficoltà burocratiche ed economiche, lotta quotidianamente per tenere in vita il proprio sogno.

In Italia.

2016-11-16T18:19:09+00:00 settembre 2nd, 2015|giovani e lavoro|3 Comments

3 Commenti

  1. […] interrogativi e le riflessioni emerse nel post precedente nasce il nostro primo documentario “Non mi muovo. Nuove generazioni di imprenditori”, […]

  2. CesKoZ dicembre 12, 2015 al 12:30 - Rispondi

    Bravissimi! Io so’ scappato a Bruxelles da 6 anni e mo’ me sento tipo Nino Manfredi su pane e cioccolata. Ho conosciuto un’italiana qui e c’ho fatto un figlio qui. E ora mi chiedo perché cazzo mio figlio debba essere nato in un paese in cui piove sempre e mettono il formaggio sulle cozze. Mi sento colpevole per lui, per me e per il paese che in qualche modo ho abbandonato. Noi “cervelli” in fuga dovremmo tornare tutti insieme dall’estero. Ma armati fino ai denti, per riprendere in mano le nostre vite.

    Scusate lo sfogo, in realtà volevo solo farvi i complimenti per avermi ridato un po’ di speranza e anche voglia di fare. A me e penso a tutti quelli che vi seguono e che vedranno il documentario. Anche per mio figlio. E comunque tra gli italiani (basta con sto “giovani”, che ormai si è giovani pure a 50 anni!) che si costruiscono da soli la propria strada ci entrate a pieno merito pure voi!

    Vi stimo e vi invidio un po’, un abbraccio dai paesi barbari.

    • Nimium Production dicembre 12, 2015 al 13:10 - Rispondi

      Ciao CesKoZ! Grazie per il tuo contributo e per i complimenti!
      Il nostro intento è proprio quello di cercare tante storie di piccoli imprenditori, artigiani e non, per alimentare un po’ di speranza in questo Paese dove tutto è difficile, contorto e apparentemente irrisolvibile. Le storie che abbiamo raccontato e che racconteremo ci insegnano quanto sia importante non rinunciare ai propri sogni, ma dall’altra parte ci hanno fatto capire quanto questo percorso in Italia sia assolutamente un’impresa per pochi.
      Dall’Alto infatti non arriva nessun segnale positivo. Arginare la fuga dei cervelli non è una priorità della politica italiana, né aiutare quelli che giocano il tutto per tutto mettendosi in proprio qui.
      Pensiamo che il lasciare il Paese rappresenti spesso una buona opzione per poter avere un riconoscimento degno, lavorativamente parlando. Ma capiamo benissimo il tuo dilemma da migrante costretto a mangiare la pasta con le cozze e simili!!! Tremendo!!!

      Tornate tutti armati fino ai denti…e quando lo farete ricordatevi di chiamarci per documentare il tutto! 🙂

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